Nell’ambito delle nostre attività di ricerca e sensibilizzazione sulla cultura della cannabis e sul significato della cannabis intesa come lavoro in tutto il mondo, Alessio Fabbro (istruttore nei corsi di formazione di Cannabisjobs) ha intrapreso un viaggio nelle valli dell’Himachal Pradesh, in India. Il suo viaggio è stato un’esplorazione delle tradizioni, della spiritualità e della produzione artigianale.

L’obiettivo era quello di comprendere il significato della pianta come fonte di sostentamento e il suo ruolo come forma di lavoro all’interno della comunità. Ha esplorato da vicino l’origine della cannabis, i suoi usi tradizionali e l’antica arte della produzione di Charas (un tipo di hashish – resina di cannabis). In questo articolo vivrai il suo viaggio, offrendo uno sguardo autentico su un patrimonio culturale ancora poco conosciuto in Europa.

Un coltivatore di cannabis risponde alle nostre domande – Himachal Pradesh, India.

Le radici culturali della cannabis in India

L’India è una delle culle storiche della cannabis. Nella regione dell’Himachal Pradesh, ai piedi dell’Himalaya, la pianta cresce naturalmente e spontaneamente da secoli. Quest’area è una delle patrie originarie della cannabis, insieme al Pakistan settentrionale, al Tibet e alle regioni meridionali della Cina.

Nel contesto indiano, la pianta di cannabis – localmente nota come bhang o vijayaè molto più di una semplice pianta psicoattiva: è parte integrante della cultura, della medicina tradizionale ayurvedica e delle pratiche spirituali.

La pianta viene utilizzata in molte forme: i suoi steli sono usati per produrre tessuti di canapa resistenti, come giacche e calzature adatte al freddo clima di montagna; i semi sono alimenti nutrienti, spesso usati in chutney speziati; e i fiori, combinati con spezie locali, sono usati per fare il bhang, una bevanda narcotica legale in alcune zone, consumata durante le feste religiose o come rimedio medicinale per vari disturbi.

Secondo i sacri testi vedici (una raccolta di antiche scritture indiane che costituiscono la base dell’induismo), la cannabis è una delle cinque piante più sacre al mondo. È strettamente associata alla divinità Shiva, il dio della distruzione, che nei miti indù è spesso raffigurato come un consumatore della pianta, che ne apprezza le proprietà terapeutiche e il potenziale meditativo.

La tradizione della produzione di Charas risale al primo Medioevo (600-1200 d.C.). Nel corso dei secoli, diversi aspetti chiave hanno influenzato lo sviluppo e il perfezionamento di questa tecnica: figure reali come l’imperatore Mughal Babur (XVI secolo), l’introduzione del narghilè in India (fine del XV/inizio del XVI secolo) e i rituali sacri del consumo di Charas da parte dei Sadhus indù (in particolare quelli dedicati a Shiva).

Coltivatori di cannabis indiani al lavoro – Parvati Valley, India 2024

I documenti storici indicano che la dinastia Mughal (1526-1857) incoraggiò attivamente la coltivazione, la produzione e l’uso di vari prodotti a base di cannabis, tra cui Charas e bhang. Questo periodo rappresenta le prime fasi della commercializzazione del charas.

In seguito, il XIX secolo rappresenta un punto di svolta cruciale: le autorità britanniche rilasciano licenze commerciali sia per l’oppio che per il Charas. Questa formalizzazione dei canali commerciali facilitò il movimento di Charas in grandi quantità, soprattutto verso l’Europa, con un picco tra il 1880 e il 1900.

All’inizio del XX secolo, la catena di approvvigionamento globale di hashish, compresa la Charas, era ben consolidata. Nonostante l’intensificarsi del proibizionismo a livello mondiale, la metà e la fine del XX secolo hanno visto un’impennata nella commercializzazione del Charas, soprattutto a causa della crescente domanda occidentale e del cosiddetto “Hippie Trail”.

Durante quest’epoca (1960-1970) i viaggiatori occidentali provenienti dall’Europa (compresa la narrativa di figure italiane come Franco Casalone e Galeno), hanno ampiamente influenzato il perfezionamento delle tecniche di strofinamento a mano. Hanno educato e insegnato ai villaggi locali di Malana e della valle di Kullu come ottenere un prodotto di qualità superiore, portando al riconoscimento di prodotti premium come “Malana Cream”. Lo sfregamento selettivo dei buds più resinosi, i tempi precisi di raccolta e i metodi di stagionatura specifici sono stati gli aspetti chiave per il perfezionamento di questa tecnica di estrazione centenaria (credit to @BengalBudProject).

 

Un lavoratore felice mentre prepara Charas – Parvati Valley, India

Charas: il tradizionale Hashish indiano

Tra usi ricreativi, stupefacenti, spirituali e religiosi, la cannabis in India dà origine a un prodotto unico: Il Charas, una delle forme più antiche e rudimentali di estrazione della resina di cannabis. Il Charas è un tipo di hashish ottenuto strofinando manualmente i fiori di cannabis freschi. A differenza di altri tipi di hashish, che vengono prodotti con fiori essiccati, il charas viene prodotto strofinando delicatamente i fiori vivi tra i palmi delle mani per estrarre la resina.

Il tradizionale processo di produzione del Charas:

  • L’infiorescenza viene tagliata dalla pianta viva, non completamente matura, ancora nel terreno;
  • Le foglie a “ventaglio” vengono rimosse;
  • Il fiore viene sfregato delicatamente 3-4 volte tra i palmi delle mani;
  • Il residuo verde della pianta viene rimosso dalle mani e il processo viene ripetuto con un nuovo fiore.

Le mani diventano rapidamente estremamente appiccicose a causa dell’accumulo di tricomi. Fiore dopo fiore, lo strato di resina si ispessisce e si scurisce dal marrone-verdastro al caratteristico marrone scuro, quasi nero.

Una volta coperto l’intero palmo, il pollice della mano opposta viene utilizzato per raccogliere la resina in un unico punto. Partendo dall’area con la maggiore concentrazione, si forma uno strato spesso sul pollice che permette di raccogliere la resina e di pulire gradualmente il palmo. Il processo viene poi ripetuto sull’altra mano e la resina raccolta viene combinata in una tradizionale pallina di Charas.

Questo metodo antico e laborioso rende ogni pallina di Charas un prodotto unico. La qualità varia a seconda del numero di sfregamenti, della parte della pianta utilizzata e della cura con cui viene eseguita.

Le mani di un hash maker nella Parvati Valley, India – Settembre 2024

I diversi tipi sono solitamente classificati in:

  • Business (bassa qualità)
  • Medio (qualità media)
  • Super (alta qualità)

Tra le varietà più pregiate c’è Malana Super Cream, prodotta nel remoto villaggio di Malana, nella Parvati Valley. Le piante coltivate qui sono considerate sacre e solo i residenti possono coltivarle e lavorarle. Questo villaggio è una delle più antiche democrazie del mondo, che conserva antiche tradizioni e autonomia culturale.

Sebbene agli stranieri sia vietato toccare direttamente le persone o gli edifici, Malana è diventata una destinazione quasi mitica per gli appassionati e gli intenditori di cannabis.

Malana Cream ha vinto la High Times Cannabis Cup nel 1994 e nel 1996 ed è tuttora considerata una delle migliori al mondo. L’unità di misura standard per la Charas è la tola. Una tola equivale a circa 10-11 grammi. In media, una persona può produrre 5-6 grammi, fino a 10 grammi, di Charas Hashish di media qualità in un’intera giornata lavorativa (circa 8 ore). In alternativa, si possono ottenere circa 3 o 4 grammi di Super Cream nello stesso lasso di tempo.

Un patrimonio botanico unico

I fenotipi trovati sul campo mostrano un’incredibile varietà. Coltivazioni semi-selvatiche con profili terpenici diversi, strutture vegetali differenti e densità di tricomi variabile. Il prodotto finale è unico. Ogni singola palla di Charas prodotta dalla mano di una persona specifica è leggermente diversa dalle altre. La pelle stessa gioca un ruolo importante nel rendere unico il prodotto finale.

In generale, il Charas ha un profilo terpenico selvaggio, molto grezzo, naturale e più verde rispetto alle caratteristiche organolettiche a cui siamo abituati in Europa.

La charas è davvero unica nel suo genere. Inoltre, il suo effetto è assolutamente particolare. Le piante di questa regione hanno un profilo di cannabinoidi molto più equilibrato e naturale. I livelli di THC sono più bassi rispetto alle attuali varietà occidentali, con una percentuale più alta di CBD, creando un’incredibile sinergia tra i due. L’effetto narcotico è equilibrato, molto fisico, pur offrendo l’effetto psicotropo che questa pianta sacra può dare.

Un contadino che fuma un chiloom di Charas – India 2024

Lavoro e mezzi di sussistenza nelle valli dell’Himachal Pradesh

La produzione di charas rappresenta una fonte di reddito primaria per molte famiglie della Valle del Parvati. Prima della migrazione dei viaggiatori europei verso queste zone, la cannabis era presente in coltivazioni stagionali isolate, su piccola scala. La produzione di Charas sosteneva villaggi remoti, con un commercio discreto attraverso gruppi nomadi (Gaddis) e circuiti clandestini.

Grazie all’influenza sistematica dei viaggiatori occidentali negli anni ’70, questa attività si è diffusa in tutta la regione, permettendo agli agricoltori di sostenersi durante la stagione estiva interamente su questa attività. Nei mesi più freddi, l’economia locale si basa su altre colture e sull’allevamento.

Il villaggio di Malana è un caso unico: il terreno e le condizioni climatiche consentono esclusivamente la crescita di piante di cannabis e pochi altri ortaggi. Qui, la produzione della famosa crema di Malana è diventata l’attività principale della comunità; rappresenta il 40-60% del reddito in denaro di questa zona remota. Guidato anche da questo scopo, negli ultimi 20 anni il villaggio eremita di Malana ha iniziato gradualmente ad aprire le sue porte a turisti e viaggiatori.

Mentre gli uomini si dedicano principalmente alla coltivazione della cannabis, alla produzione e al commercio di Charas, oltre che alla coltivazione di altre specie vegetali, le donne si occupano principalmente delle faccende domestiche, della cucina e della cura dei bambini. Se non sono impegnate nella vita familiare, le donne aiutano alla lavorazione delle piante di cannabis.

Situazione attuale: La tradizione ha bisogno di legalità

In molte aree dell’India settentrionale, la coltivazione della cannabis rappresenta una risorsa fondamentale da secoli, tutt’uno con la cultura, la spiritualità e il sostentamento delle comunità locali. Tuttavia, nonostante il suo valore storico e sociale, questa pratica è oggi illegale.

Fino alla fine degli anni ’80, la cannabis – insieme all’oppio – era legale in India. Veniva distribuita nei negozi autorizzati dal governo e persino sotto l’amministrazione coloniale della British East India Company. Tuttavia, nel 1985, per allinearsi alla guerra alle droghe condotta dagli Stati Uniti e promossa dal Presidente Nixon, l’India introdusse il Narcotic Drugs and Psychotropic Substances Act (NDPS ). In modo controverso, questa legge criminalizzò il consumo di cannabis, ma lasciò alcune ambiguità sulla sua produzione e sul commercio locale, che continuò a prosperare, soprattutto con l’ascesa del movimento hippie e la crescente domanda internazionale.

Oggi i coltivatori hanno spostato la coltivazione della cannabis in aree più remote per evitare di essere scoperti. Tuttavia, nonostante l’isolamento, le autorità spesso distruggono i loro campi, costringendo i coltivatori a pagare tangenti solo per mantenere i loro mezzi di sostentamento. Questo dimostra che il vero problema è economico, non una vera lotta alla droga.

Le conseguenze per gli agricoltori locali sono dure e di vasta portata: raccolti persi, stagioni di crescita interrotte e una paura costante che erode la pace e la stabilità delle comunità che dipendono interamente dall’agricoltura. Di fronte a queste sfide, gli agricoltori sono uniti nella richiesta di legalità e riconoscimento, una possibilità di trasformare questa tradizione secolare in una fonte di sostentamento legale. Come dicono loro stessi: “Non siamo criminali, siamo agricoltori”.

Conclusione

La cultura indiana della cannabis è profondamente radicata nella storia, nella spiritualità e nella vita quotidiana delle comunità montane dell’Himalaya. Dalla sacralità della pianta ai metodi artigianali di produzione della Charas, l’India offre un patrimonio inestimabile per chiunque voglia comprendere veramente le origini e i molteplici usi della pianta di cannabis.

Un viaggio in questi luoghi non è solo un’esperienza botanica o psicoattiva, ma un’immersione in una cultura millenaria che ha preservato il legame tra gli esseri umani e la pianta nonostante le pressioni del proibizionismo.

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Immagini e articolo di Alessio Fabbro – Biotecnologo della Cannabis e viaggiatore

 

Riferimenti:

La storia del narghilè – 500 anni di tradizione del fumo.

Relazione della Commissione indiana per la droga della canapa, 1894 – 1895. Volume VI. Storia medica dell’India britannica – National Librry of Scotland.

India “La Terra della Charas” Di Frenchy Cannoli. Weed World Magazine, numero 133 (gennaio 2018), pagg. 85-87.